Tra tutti gli obblighi dell’AI Act, quello di trasparenza è probabilmente il più trasversale: riguarda anche le aziende che non sviluppano né utilizzano sistemi ad alto rischio (vedi la classificazione del rischio), semplicemente perché usano un chatbot, un assistente virtuale o strumenti che generano contenuti.
Vale la pena distinguere subito due piani spesso confusi. L’art. 13 riguarda la trasparenza verso i deployer dei soli sistemi ad alto rischio: il fornitore deve accompagnare il sistema con istruzioni chiare che permettano a chi lo utilizza di interpretarne correttamente l’output. L’art. 50, di cui parliamo in questo articolo, riguarda invece la trasparenza verso gli utenti finali — una platea molto più ampia di sistemi, che include anche quelli a rischio limitato come i chatbot.
Cosa prevede l’articolo 50
L’articolo 50 dell’AI Act impone obblighi di informazione in quattro situazioni distinte:
- Interazione con un sistema di IA: chi interagisce con un chatbot o un assistente conversazionale deve essere informato che sta parlando con un sistema automatizzato, a meno che questo non sia già evidente dal contesto.
- Contenuti sintetici generati o manipolati: per immagini, audio e video generati o manipolati artificialmente valgono obblighi di marcatura e rilevabilità. Per i testi, l’obbligo riguarda in particolare quelli pubblicati con finalità informativa su temi di interesse pubblico, secondo quanto chiarito dall’art. 50; non si applica se il testo è stato sottoposto a revisione umana o controllo editoriale.
- Riconoscimento delle emozioni o categorizzazione biometrica: le persone esposte a questi sistemi devono essere informate del loro funzionamento.
- Deepfake: i contenuti che riproducono in modo realistico persone, oggetti o eventi inesistenti o alterati devono dichiarare esplicitamente di essere stati generati o manipolati artificialmente.
Le scadenze
Gli obblighi di trasparenza dell’art. 50 sono applicabili dal 2 agosto 2026. Per i sistemi già immessi sul mercato prima di quella data è prevista, per alcune misure di marking e labelling dei contenuti, una finestra transitoria fino al 2 dicembre 2026. Nello stesso periodo, il Digital Omnibus (approvato dal Parlamento il 16 giugno 2026 e adottato in via definitiva dal Consiglio il 29 giugno 2026) aggiunge anche nuovi divieti su contenuti intimi non consensuali e materiale di abuso generato con IA, con entrata in vigore entro dicembre 2026 (dettagli nel calendario ufficiale di attuazione).
Cosa significa in pratica per un’azienda
- Se usi un chatbot sul sito o nei canali di assistenza clienti, verifica che sia chiaramente indicato come sistema automatizzato. Non basta un piccolo disclaimer nascosto nei termini di servizio.
- Se generi contenuti (immagini, testi, video) con strumenti di IA per comunicazione, marketing o reportistica destinata all’esterno, valuta come applicare un’etichettatura riconoscibile, soprattutto quando il contenuto potrebbe essere scambiato per reale.
- Se utilizzi strumenti di analisi delle emozioni o di categorizzazione biometrica in contesti come customer care o sicurezza fisica, serve un’informativa specifica agli interessati, distinta dalla normale privacy policy.
La trasparenza non è un adempimento isolato
La trasparenza si inserisce nello stesso impianto di governance che vale per la classificazione del rischio e per gli obblighi documentali: prima di intervenire su un singolo obbligo, conviene avere un quadro completo di quali sistemi di IA sono in uso in azienda. È il punto di partenza del gap analysis di cui parliamo nel prossimo articolo.
Informare chi interagisce con un sistema di IA non è solo un obbligo: è ciò che permette di guidare la fiducia di clienti e dipendenti, invece di doverla ricostruire dopo un problema.
Le risposte che cerchi: FAQ su AI Act e trasparenza
No. L’obbligo per i testi riguarda solo quelli pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, e non si applica se il contenuto è stato rivisto da una persona che ne assume la responsabilità editoriale.
I chatbot aziendali devono dichiararsi come sistemi di IA?
Sì, salvo che sia già evidente dal contesto che l’utente sta interagendo con un sistema automatizzato. È uno degli obblighi di trasparenza dell’art. 50, applicabile dal 2 agosto 2026.
Cosa succede se non rispetto gli obblighi di trasparenza?
Si rientra tra le violazioni sanzionabili dell’AI Act, con importi che possono arrivare fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato globale, oltre al rischio reputazionale verso utenti e clienti.
Cos'è il watermarking richiesto dall'AI Act?
È l’obbligo di marcare in modo leggibile da macchina i contenuti audio, immagini e video generati o manipolati da IA, così da renderli riconoscibili come artificiali. Diventa applicabile dal 2 dicembre 2026.









