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Le sanzioni previste dall’AI Act sono tra le più alte nel panorama normativo europeo, paragonabili solo a quelle del GDPR. Ma il dato economico, da solo, racconta solo metà della storia: capire come sono calibrate (art. 99 del regolamento) aiuta a valutare l’esposizione reale della propria azienda, non solo il tetto massimo.

Il sistema sanzionatorio a tre livelli

  • Pratiche vietate (art. 5) — le violazioni più gravi, relative a sistemi di IA a rischio inaccettabile (vedi la classificazione del rischio), possono comportare multe fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato annuo globale, a seconda di quale valore sia più alto.
  • Violazione degli altri obblighi del regolamento — per provider, deployer, importatori e distributori che non rispettano gli obblighi previsti per i sistemi ad alto rischio o per i modelli GPAI, le sanzioni possono arrivare a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato globale.
  • Informazioni scorrette o incomplete alle autorità — fornire informazioni inesatte, incomplete o fuorvianti alle autorità competenti o agli organismi notificati può comportare sanzioni fino a 7,5 milioni di euro o all’1% del fatturato.

Non solo sanzioni pecuniarie

Oltre alle multe, il quadro di vigilanza può portare anche a misure correttive o restrittive sul sistema non conforme — come limitazioni d’uso, ritiro o richiamo dal mercato — secondo i poteri riconosciuti alle autorità nazionali. Sono misure che possono di fatto bloccare l’attività di un’azienda anche a prescindere dall’importo della multa.

Come viene calcolato in concreto l’importo

L’autorità competente non applica automaticamente il massimale: valuta l’importo tenendo conto di una serie di fattori, tra cui:

  • Natura, gravità e durata della violazione, numero di persone coinvolte ed entità del danno subito;
  • Se l’azienda ha già ricevuto sanzioni analoghe da altre autorità per la stessa violazione o per violazioni collegate ad altre norme UE;
  • Fatturato, quota di mercato e dimensione dell’organizzazione;
  • Il grado di cooperazione con le autorità e le misure tecniche e organizzative già adottate;
  • Se la violazione è stata intenzionale o colposa, e le azioni messe in campo per mitigarne l’impatto.

In altre parole, due aziende con la stessa violazione formale possono ricevere sanzioni molto diverse a seconda di come hanno gestito la situazione prima e dopo la scoperta del problema — un ulteriore motivo per documentare per tempo il proprio percorso di adeguamento.

Il regolamento prevede che le PMI e le start-up siano soggette a sanzioni amministrative proporzionate. Non è un’esenzione dagli obblighi, ma una modulazione dell’importo che tiene conto della dimensione dell’organizzazione (vedi il regolamento).

Il costo che va oltre la multa

La sanzione economica non è l’unico rischio concreto. Un procedimento per non conformità all’AI Act può tradursi in danni reputazionali, difficoltà nei rapporti commerciali con clienti e partner che richiedono garanzie di conformità nei propri fornitori, ed esclusione da gare pubbliche che prevedono requisiti specifici su governance dell’IA.

Come ridurre concretamente l’esposizione

  • Partire da un inventario e da una classificazione dei sistemi di IA in uso — il gap analysis descritto nell’articolo dedicato — invece di attendere una scadenza percepita come lontana.
  • Documentare in modo continuativo le decisioni prese sui sistemi di IA, anche quando non sono ancora scattati obblighi formali di documentazione: dimostra un impegno in buona fede in caso di controllo.
  • Investire nella formazione sull’AI literacy, già applicabile dal 2 febbraio 2025, e documentare le misure adottate: è uno degli obblighi più trasversali e uno dei primi da rendere verificabile all’interno dell’organizzazione.
  • Costruire un presidio interno condiviso tra IT, legal e responsabili di processo, invece di trattare l’AI Act come un tema esclusivamente legale o esclusivamente tecnico.

La prevenzione, in altre parole, costa sempre meno della sanzione — ed è l’unico investimento che riduce contemporaneamente il rischio economico e quello reputazionale.

Chi conosce oggi la propria esposizione può governare il rischio. Chi non la conosce, lo scopre quando è già un problema.

 

FAQ

Le risposte che cerchi: FAQ sulle sanzioni AI Act

Qual è la sanzione massima prevista dall'AI Act?

Fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato annuo globale, per le violazioni più gravi legate a pratiche di IA a rischio inaccettabile.

Le PMI pagano le stesse sanzioni delle grandi aziende?

No. Il regolamento prevede sanzioni amministrative proporzionate per PMI e startup: non un’esenzione dagli obblighi, ma una modulazione dell’importo in base alla dimensione dell’organizzazione.

Chi applica le sanzioni AI Act in Italia?

Il decreto attuativo del 10 giugno 2026 assegna all’ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) la vigilanza del mercato e i poteri sanzionatori, e all’AgID le funzioni di notifica; Banca d’Italia, CONSOB e IVASS vigilano sui rispettivi settori finanziario e assicurativo, mentre il Garante Privacy interviene sui sistemi ad alto rischio che trattano dati sensibili.

Cosa succede se scopro una non conformità prima di un controllo?

Documentare tempestivamente le misure correttive adottate dimostra un impegno in buona fede, riducendo il rischio reputazionale anche se non elimina automaticamente la sanzione prevista.

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