Nel 2025 la sicurezza aziendale per le PMI non è più un tema “tecnico”, ma una questione strategica di sopravvivenza.
I dati della Global Future of Cyber Survey 2024 di Deloitte lo dimostrano: il 57% delle aziende a livello globale prevede di aumentare il budget per la cybersecurity nei prossimi 12-24 mesi, mentre l’86% dichiara di aver già implementato azioni concrete per rafforzare la propria resilienza digitale.
Nonostante questo, solo il 52% dei dirigenti si dice molto fiducioso nella capacità del proprio C-level di gestire le sfide cyber in modo efficace. Un divario che pesa soprattutto sulle piccole e medie imprese: spesso meno strutturate, con budget ridotti e una superficie di attacco che cresce insieme alla digitalizzazione.
Per le PMI, non investire oggi in sicurezza significa esporsi a rischi concreti: interruzioni operative, perdita di dati, danni reputazionali e persino esclusione da filiere e bandi regolati dalle nuove normative (come NIS2 o DORA). Allo stesso tempo, adottare un approccio “cyber-mature” non solo riduce i rischi, ma può portare fino al doppio dei benefici di business rispetto a chi rimane indietro.
Dove vanno gli investimenti in sicurezza delle aziende? I trend globali e italiani
Il 2025 segna un punto di svolta per la cybersecurity: le imprese, spinte dalla crescita esponenziale delle minacce e dalle nuove regolamentazioni, stanno destinando risorse sempre più consistenti alla protezione digitale.
La Global Future of Cyber Survey 2024 di Deloitte evidenzia che il 57% delle aziende a livello globale prevede di aumentare il budget per la sicurezza nei prossimi 12-24 mesi. Questo dato, già di per sé significativo, acquista ancora più peso se si considera che il 58% delle organizzazioni prevede di integrare la spesa cyber con quella di programmi più ampi come cloud, IT e digital transformation.
Gli investimenti non si limitano all’acquisto di soluzioni tecniche, ma si orientano verso un rafforzamento strutturale: governance della sicurezza, benchmarking, partnership con fornitori specializzati e consorzi di condivisione delle informazioni. Ben l’83% delle aziende intervistate dichiara di considerare queste misure parte integrante della propria strategia complessiva.
Per le piccole e medie imprese italiane, questo cambio di prospettiva è cruciale: significa passare da interventi spot (es. installazione di un antivirus o di un firewall) a un disegno organico che preveda identity management, backup immutabili, risposta agli incidenti e formazione continua del personale.
Il report Deloitte mostra come la sicurezza venga sempre più chiamata a supportare le decisioni di investimento tecnologico. Cloud (48%), GenAI (41%) e data analytics (41%) sono i tre ambiti in cui il ruolo della cybersecurity è diventato decisivo. La logica è chiara: senza adeguate misure di protezione, progetti come la migrazione in cloud o l’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale rischiano di trasformarsi da opportunità a vulnerabilità.
Altri ambiti che assorbono buona parte dei budget includono:
- Protezione dei dati e dell’integrità tecnologica, oggi la prima preoccupazione dei board (66% degli intervistati).
- Endpoint e identity security, con soluzioni avanzate di MFA e gestione delle identità per contrastare phishing e ransomware.
- Servizi gestiti (MSSP e SOCaaS), che offrono alle PMI accesso a competenze e infrastrutture altrimenti fuori portata.
Sicurezza aziendale: la prospettiva italiana
Secondo le più recenti analisi di mercato, anche in Italia i budget per la sicurezza sono in crescita, con un mercato che nel 2024 ha raggiunto i 2,48 miliardi di euro e continua ad espandersi trainato da normative europee come NIS2 e DORA. Le PMI, pur con risorse più limitate, sono chiamate a colmare il gap investendo in soluzioni scalabili e in partnership con provider di fiducia.
Perché la sicurezza aziendale per piccole e medie imprese è una priorità nel 2025
Nel 2025 la sicurezza aziendale per le PMI non è più un argomento accessorio, ma un pilastro della continuità operativa e della competitività sul mercato. La crescente digitalizzazione dei processi – dall’adozione di strumenti cloud alla diffusione di soluzioni di Intelligenza Artificiale – ha moltiplicato la superficie di attacco, rendendo anche le piccole e medie imprese un obiettivo appetibile per i cyber criminali.
Il Global Future of Cyber Survey di Deloitte fotografa chiaramente questo scenario: l’86% delle aziende intervistate sta già implementando azioni concrete per rafforzare la propria sicurezza. Eppure, solo il 52% dei dirigenti dichiara di sentirsi molto fiducioso nella capacità del board di affrontare con efficacia le sfide cyber. Questo divario tra azione e percezione è particolarmente evidente nelle PMI, che spesso non dispongono di strutture interne dedicate ma al tempo stesso devono garantire affidabilità a clienti e partner.
Un altro elemento che spinge la sicurezza in cima alle priorità è la trasformazione normativa. Regolamenti europei come NIS2, DORA e il Cyber Resilience Act pongono standard sempre più elevati anche per chi opera in filiere complesse o gestisce dati sensibili. Per le PMI, questo significa che la sicurezza non è solo una scelta strategica, ma anche una condizione necessaria per mantenere relazioni di business e accedere a nuove opportunità commerciali.
Infine, la sicurezza aziendale è sempre più collegata al valore di business. Le organizzazioni con elevata maturità cyber registrano quasi il doppio dei benefici operativi e di crescita rispetto a quelle meno preparate. Questo dimostra che investire in sicurezza non serve soltanto a proteggersi, ma anche a favorire innovazione, agilità e fiducia da parte dei clienti.
Sicurezza aziendale per PMI: ecco i rischi di chi non investe
Trascurare la sicurezza informatica non è più un’opzione, soprattutto per le piccole e medie imprese che operano in filiere sempre più digitali e interconnesse.
Il Global Future of Cyber Survey 2024 di Deloitte mette in luce con chiarezza quali sono le conseguenze concrete che le aziende subiscono a seguito di incidenti cyber o di una postura di sicurezza immatura.
Secondo il report, le prime 10 conseguenze negative riscontrate dalle organizzazioni colpite sono:
- Perdita di fiducia nell’integrità tecnologica: il 66% degli intervistati ha segnalato questo come l’impatto più grave, a dimostrazione di quanto sia cruciale garantire l’affidabilità e la disponibilità dei sistemi.
- Interruzioni operative e della supply chain: anch’esse al 66%, segnalano come un attacco possa bloccare processi produttivi e logistici, con effetti immediati sul business.
- Danno reputazionale: il 65% delle aziende ha dichiarato un impatto significativo sull’immagine e sulla percezione del brand.
- Problemi di talent retention e attrattività: il 64% ha riscontrato difficoltà nel trattenere o attrarre nuove competenze dopo un incidente.
- Perdita di ricavi: anch’essa pari al 64%, dimostra che un attacco non si traduce solo in un problema tecnico ma in un danno diretto al conto economico.
- Erosione della fiducia dei clienti: il 63% degli intervistati ha rilevato una perdita di credibilità presso il mercato.
- Furto di proprietà intellettuale: 63% dei casi, con conseguenze rilevanti soprattutto per le aziende innovative.
- Sanzioni regolatorie: 63%, un rischio crescente in un contesto normativo più stringente.
- Calo del valore azionario: segnalato dal 63% delle aziende quotate.
- Definizione di progetti strategici: nel 63% dei casi un incidente ha compromesso o interrotto iniziative di crescita o innovazione.
Il dato forse più allarmante è che tutte queste conseguenze sono in aumento rispetto all’edizione precedente dell’indagine: in media, il 64% delle aziende ha riportato impatti significativi, contro il 56% del report precedente.
Per le PMI, che spesso hanno risorse più limitate rispetto alle grandi aziende, queste percentuali non si traducono in veri e propri rischi di sopravvivenza: perdita di clienti, interruzione delle attività quotidiane e difficoltà a mantenere la fiducia di partner e stakeholder.
Come possono le PMI implementare la sicurezza aziendale?
Se da un lato i dati del report evidenziano con chiarezza l’aumento delle minacce e delle conseguenze di un attacco, dall’altro indicano anche la strada da seguire: la resilienza nasce dalla capacità di integrare la sicurezza in ogni aspetto della vita aziendale.
Non basta più un firewall o un antivirus: serve un approccio strutturato e continuo, che combini tecnologia, governance e cultura.
Le azioni concrete da cui partire includono:
- Identità e accessi sicuri (MFA, SSO, gestione delle credenziali) per ridurre drasticamente il rischio di intrusioni.
- Protezione dei dati con backup immutabili e soluzioni di data loss prevention.
- Monitoraggio costante tramite servizi gestiti (MDR, SOCaaS) per rilevare e rispondere tempestivamente agli incidenti.
- Formazione del personale, spesso il primo anello debole della catena di sicurezza.
- Allineamento alle normative come NIS2 e DORA, che non sono solo obblighi legali ma veri driver di maturità digitale.
Per molte PMI, però, gestire tutto questo internamente può risultare decisamente complesso.
Una risposta efficace è quella di affidarsi a partner specializzati, capaci di portare competenze aggiornate, soluzioni scalabili e una visione strategica.
Realtà come Innovio, che uniscono esperienza in ambito cybersecurity e competenze di governance IT, possono supportare le imprese a costruire un percorso su misura: dall’analisi dei rischi fino alla definizione di un piano di resilienza, in grado di ridurre al minimo gli impatti di eventuali attacchi e trasformare la sicurezza in un vero vantaggio competitivo.
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